di LUCA PACCUSSE/INTERNAZIONALE – Per la maggior parte di chi legge l’11 settembre è una data che riporta alla mente l’attacco aereo alle Twin Towers e al Pentagono nel 2001, ma altri – e soprattutto i cileni – ricorderanno certamente anche un altro 11 settembre, quello del 1973. In quel giorno, con l’attacco delle forze armate al Palacio de La Moneda, fu rovesciato il governo di Unidad Popular guidato da Salvador Allende e venne instaurata la dittatura del generale Augusto Pinochet. Il Rapporto Rettig redatto dalla Comisión Nacional de Verdad y Reconciliación nel 1990 e altre inchieste successive hanno accertato oltre 40.000 vittime del regime, tra assassinati, torturati, esiliati o prigionieri politici e 600.000 sequestri. In quei 17 anni, la repressione si scagliò in particolar modo contro oppositori politici di sinistra, accademici, professionisti, religiosi, studenti e operai. La fase più cruenta fu nei mesi successivi al golpe, quando l’Estadio Nacional di Santiago venne trasformato in un campo di concentramento all’interno del quale avvenivano torture, stupri ed esecuzioni.

Come di lì a poco in Argentina, vi furono migliaia di casi di desaparecidos, sparizioni forzate. Le vittime, in assoluta segretezza, venivano arrestate o sequestrate nella notte, senza testimoni e senza dare notizia alle famiglie. Il più delle volte, alle madri o alle mogli che cercavano i propri cari, veniva risposto che questi potevano essere scappati con altre donne ad esempio. Gli scomparsi finivano in centri di detenzione e tortura (come la Colonia Dignidad del medico e criminale nazista Paul Schäfer) e poi assassinati in segreto, con l’occultamento dei corpi in fosse comuni o gettati nell’Oceano Atlantico o nel Rio de la Plata con i cosiddetti voli della morte. Tra le vittime dei rapimenti vi furono poi centinaia di bambini degli oppositori.  Alcuni di essi, nati in prigionia, vennero abbandonati in istituti o uccisi, altri affidati a sostenitori del regime che non potevano avere figli, perdendo così la loro reale identità. Il golpe e il regime di Pinochet furono possibili anche grazie all’appoggio occidentale. L’esperimento socialista avviato dal primo capo di Stato marxista democraticamente eletto al mondo, si scontrava con gli interessi politici ed economici USA e non poteva continuare a lungo.

Già in occasione delle elezioni del 1970, l’allora Consigliere per la sicurezza nazionale Henry Kissinger affermava: “Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli”. Sul coinvolgimento diretto statunitense non è stata ancora fatta piena luce, di certo però, l’ostilità nei confronti delle politiche di Allende, le pressioni economiche e gli aiuti ai suoi oppositori crearono un terreno fertile al golpe, che consegnò al Cile una dittatura tra le più brutali dell’America Latina.

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