• di SIMONE IPPOLITI

KEVIN BONIFAZI – Come cantava Gianni Morandi? Uno su mille ce la fa… Ed è proprio il caso di dirlo, perché se camminate con attenzione, scrutando bene tra i vicoletti, li potrete contare quasi tutti e 1000 – o poco più – gli abitanti di Toffia. Kevin Bonifazi è uno di loro. Ora immaginatevelo più basso, con qualche ginocchio sbucciato, mentre attacca le figurine di Del Piero, Adriano, Kakà e Vieri, spulciando il mazzetto di doppioni passato da un amico, legato rigorosamente con un elastico giallo – “Ce l’ho, ce l’ho, mi manca” – avrà ripetuto milioni di volte sfogliando un album che ora lo vede protagonista. Il ragazzo s’è fatto grande: la sua SPAL dopo 49 anni ha centrato una storica promozione e l’ha fatto passando anche dalle sue prestazioni e dai suoi gol.

È stato un anno magico quello di Kevin, con la chiamata anche del cittì della Nazionale Giampiero Ventura. È il sogno di ogni calciatore, sono felicissimo. Ho la possibilità di confrontarmi con giocatori di Serie A. E ora tutto è realtà. Sembrano lontani ormai quegli anni quando da bambino i campi di pozzolana del Tor di Quinto prima e della Nuova Tor Tre Teste poi, erano il suo parco giochi. Ora la giostra l’ha portato altissimo, in vetta, dove le vertigini possono tirare qualche brutto scherzo, ma Kevin che pochi giorni fa ha compiuto 21 anni, rimarrà con i piedi per terra, pronto a godersi la sua Serie A.

FRANCESCO VICARI – È un’estate torrida, non solo in Italia, ma anche a 8000 km di distanza, più precisamente allo stadio Rose Bowl di Pasadena e Baggio è sul dischetto: i tifosi azzurri sono con il fiato sospeso e mentre il Divin Codino calcia, un bimbo scalcia. Diciassette giorni dopo da quel mondiale sfumato nel 1994 – esattamente il 3 agosto – nasce Francesco che a 5 anni, accompagnato mano per mano dal nonno, comincia a giocare nel Fiano Romano e ci rimane per ben sette stagioni. Da lì inizia la sua favola e si ispira a un campione come Alessandro Nesta che indossa la maglia biancoceleste, proprio i colori della Spal.

Oggi quel bambino è cresciuto: 190 centimetri di altezza al centro del reparto difensivo della società ferrarese. Non vedo l’ora di ripagare la fiducia che mi è stata data. Mi piace giocare la palla, spazzare il meno possibile – aveva detto a inizio anno ringraziando la dirigenza per averlo scelto. In stagione poi è arrivato anche il suo sigillo: un gol importante contro i giallorossi del Benevento guidati dal suo ex allenatore Baroni ai tempi di Novara – Per me è stata una vera e propria liberazione – una rivincita nei confronti di chi gli aveva dato poca fiducia. Ora Francesco è di nuovo carico, pronto a viversi alla grande un futuro calcistico con quel 23 sulle spalle che indica anche un numero di candeline ancora da spegnere.

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